LA CITTADELLA e L'IMPERO

La Cittadella è un piccolo borgo indipendente cinto di mura, a deciderne le sorti è un Consiglio cittadino, i cui membri sono scelti in base ad uno Statuto di recente riformato, mentre a proteggerne confini e leggi è la Guardia cittadina. Da quando la Cittadella si è schierata con l’Impero e si è unita alla guerra contro la città di Novigrad, c’è un avamposto militare fisso tra le mura del borgo e gli Imperiali sono di casa…

Le famiglie
Alla Cittadella vivono oggi 8 famiglie, la gran parte delle quali ha una casa-bottega all’interno delle mura, in cui vive e lavora. Gli ultimi arrivati sono i La Valette, ricca e prestigiosa famiglia di Novigrad di cui una parte si è trasferita alla Cittadella prima dello scoppio della guerra.
Ciascuna famiglia, eccetto i La Valette, ha anche il Podere, cioè terreni e possedimenti in campagna, dove vive il resto della famiglia e da cui provengono le materie prime dei loro commerci. Al Podere risiede anche il Decano o la Decana, ovvero la persona con anzianità ed esperienza tali da essere considerata la vera e propria guida della Famiglia.
ll Podere non è mai inquadrato dal larp, ma ha spesso una grande rilevanza nella storia, perché costituisce la fonte delle ricchezze di una famiglia, inoltre dal Podere possono arrivare messaggi, merci, ordini, opportunità, gatte da pelare…

L'Avamposto Imperiale
Da quando la Cittadella si è schierata a fianco dell’Impero nella guerra contro Novigrad, un avamposto imperiale si è stabilito in modo duraturo alla Cittadella e i Neri si sentono di casa. Certo, la politica imperiale lascia ampio spazio alle decisioni del Consiglio Cittadino ed è aperta nei confronti di studiosi e praticanti occulti, ma un alleato potente che sta vincendo la guerra con un inaspettato dispendio di mezzi, denaro e vite umane non sempre è un interlocutore accomodante. La Cittadella è sede di addestramento, commerci e diplomazia, inoltre i soldati imperiali pattugliano il territorio e, di recente, anche il borgo stesso.
Chi serve sotto lo Stendardo Nero sa che il Sole è un simbolo potente, di ordine, efficienza e giustizia, di illuminata guida, di un Impero che è ben più vasto e ricco ed evoluto di qualunque regno o città libera. La guerra ormai agli sgoccioli non ha come solo obiettivo l’annessione di nuovi territori con la forza delle armi, ma anche con la forza delle idee e del progresso.

La Cittadella oggi...
Nonostante la guerra vera non abbia mai sfiorato le mura del borgo, la Cittadella è nel bel mezzo del conflitto, i Poderi delle famiglie sono stati danneggiati o razziati, le botteghe tirano a campare e in tanti tirano la cinghia. La guerra appare lontana, ma è ormai parte della vita quotidiana di ciascuno: una normalità distorta, in cui i lutti, le privazioni e gli stenti hanno acuito le disparità tra le famiglie.

Durante la tregua indetta per l’inverno, il Consiglio Cittadino si è riformato, abbandonando il vecchio Statuto e organizzando invece il consiglio con 8 rappresentanti, uno per famiglia, tra i quali viene eletto il Capo a maggioranza semplice e che scelgono un Borgomastro per amministrare le pratiche della città. Non tutti alla Cittadella sono contenti di questo cambiamento, in particolare, pare che i Decani delle famiglie abbiano accolto con sdegno la notizia. A breve sarà tempo di eleggere un nuovo consiglio, o una nuova guida per la città, ma non si sa ancora come…

I Profughi di Zelenkirchen, che erano stati accolti tra le mura del borgo, sono ormai di casa, e altri sono arrivati, proprio dalle terre che furono il casus belli del conflitto in corso. In particolare, una famiglia di Zelenkirchen è giunta stremata, ma non priva di oro e mezzi, e sta cercando di stabilirsi in pianta stabile alla Cittadella.
FAMIGLIA ALTENDORF

Gli Altendorf sono una delle due famiglie originarie della Cittadella. Un tempo erano sudditi del Barone Grunwald, poi, in combutta con i Godfrei, ordirono una congiura per deporre il barone e terminare il suo dominio nel sangue.
Il nome degli Altendorf è noto a studiosi, nobili e gente facoltosa in generale. Il laboratorio di stampa fondato dal capostipite oltre 100 anni fa è infatti uno dei più rinomati e apprezzati. La fama ovviamente attira clienti e denaro, ma anche invidia e malizia, e in passato è successo che bigotti e malelingue insinuassero che non tutti i libri stampati nella loro officina fossero innocui.

Pessimi rapporti con: Dabrowska, Var Linden
Buoni rapporti con: Godfrei, Rozewicz
FAMIGLIA DABROWSKA

I Dabrowska non parlano volentieri del passato di famiglia, o del periodo d’oro, prima della guerra e dei tempi bui che ne seguirono, in cui ancora vivevano a Novigrad. Arrivarono alla Cittadella nottetempo, ai tempi delle Grandi Purghe, e furono i Godfrei a dar loro rifugio e condividere quel poco che avevano, senza far troppe domande. Se avessero denari da parte nessuno lo sa per certo, quel che avvenne fu che nel giro di pochi anni comprarono terreni e il Podere lavorando sodo, dapprima vendendo cereali e ortaggi, e poi aprendo una piccola bettola in cui servono la migliore birra del circondario. Il fatto che sia l’unica birra disponibile alla cittadella è un puro dettaglio. I Dabrowska, benché non siano affatto ricchi, sono ben considerati alla Cittadella perché gran lavoratori, riservati e onesti, anche se le malelingue sostengono che la famiglia si approfitti di tale reputazione e sia invece invischiata in pratiche criminali.

Pessimi rapporti con: Altendorf, Novak Buoni rapporti con: Godfrei, Isenbrand
FAMIGLIA GODFREI

Quando la Cittadella era ancora il Castello di Grunwald, i Godfrei erano i cavalieri della nobile casata: fieri, rispettabili e benestanti. Poi, in combutta con gli Altendorf, ordirono una congiura per deporre il barone e terminare il suo dominio nel sangue. La famiglia Grunwald fu sterminata, ma il barone giocò l’ultimo tiro mancino ai suoi cavalieri dalla tomba: le casse del tesoro su cui i Godfrei contavano per avviare una bottega e nuovi commerci erano vuote. Mantennero la propria casa alla Cittadella, e acquisirono i terreni boschivi del Podere, ma la ricchezza che tanto desideravano non giunse mai. Anche grazie all’amicizia con gli Altendorf continuano a vivacchiare, vendendo i possedimenti infruttuosi e lavorando per altre botteghe e per la Cittadella. L’orgoglio di una volta non è perduto, e nonostante la povertà in cui versa la famiglia, i Godfrei pretendono lo stesso rispetto di un tempo.

Pessimi rapporti con: Rozewitzc e Isenbrand
Buoni rapporti con: Altendorf e Dabrowska
FAMIGLIA ISENBRAND

Gli Isenbrand sono originari di Zelenkirchen, e giunsero alle porte della Cittadella come profughi di guerra quando il regno fu conquistato dall’Impero. Accolti tra le mura del paese per il buon cuore degli abitanti, gli Isenbrand cercarono immediatamente di darsi da fare e farsi benvolere. Con gran sorpresa di tutti, e per loro fortuna, nella fuga erano riusciti chissà come a portare con sé una cospicua somma di denaro, tale da comprare ai Godfrei la loro antica dimora ed in breve trasformarla in una magnifica taverna: Lillà e Uva Spina. Da allora sono membri produttivi della comunità, ma si dice che le loro ricchezze e le loro disgrazie siano soggette a maledizioni antiche e recenti, ed oscuri patti.

Pessimi rapporti con: Godfrei, Var Linden
Buoni rapporti con: Novak, Dabrowska
FAMIGLIA NOVAK

Prima di giungere alla Cittadella i Novak vivevano a Novigrad, dove per secoli hanno avuto una rispettabile bottega in cui preparavano liquori, spiriti e spezie. Stando ai loro racconti non erano né particolarmente ricchi, né particolarmente in vista, ma non di meno la politica è faccenda complicata, e i Novak si ritrovarono ad avere un nemico potente proprio in uno dei momenti peggiori in città. Erano i tempi delle Grandi Purghe, e si rischiava di finire al rogo o alla forca per una delazione o anche solo un sussurro all’orecchio della persona giusta. Fu la paura a spingere i Novak ad abbandonare Novigrad in tutta fretta. Alla Cittadella furono accolti bene, ed aprirono rapidamente bottega, ma i vecchi rancori verso Novigrad non si sono mai affievoliti e con le altre famiglie che giunsero dalla grande città non vanno molto d’accordo. Ora che i roghi di Novigrad sono ormai un fatto del passato, i Novak hanno ripreso a parlare più liberamente dei loro antichi saperi e commerci, ben più complessi e pericolosi di liquori e spiriti.

Pessimi rapporti con: Dabrowska, Rozewicz
Buoni rapporti con: Isenbrand, Var Linden
FAMIGLIA ROZEWICZ

I Rozewicz sono sempre stati molto, molto ricchi. Originari di Novigrad, la leggenda vuole che il capostipite, Faustus Rozewicz, dopo aver viaggiato in tutto il continente per acquisire ogni segreto di oreficeria, fondò la bottega a Novigrad e nel giro di pochi anni divenne Consigliere della città. Educati, ricchi, di aperte vedute, i Rozewicz, forti dei loro denari e del loro prestigio, hanno sempre fatto sfoggio del proprio orgoglio. Come altri, fu al tempo delle Grandi Purghe che la famiglia decise di trasferirsi: i Rozewicz continuavano ad essere decisamente ricchi, nonostante le disgrazie di quei tempi e la rovina che era scesa su tante altre famiglie rispettabili. L’invidia, si sa, può creare parecchi danni, specie in un clima di sospetto e pubbliche esecuzioni, fu questa consapevolezza a spingerli alla fuga. Pagarono, subito, un cospicuo tributo alle casse del paese per essere accolti e aprire bottega, e da allora sono stati a lungo la famiglia più ricca e influente della Cittadella. Recentemente le cose non vanno però così bene, nonostante i Rozewicz tengano la testa alta, hanno subito sfortune, incidenti e disgrazie che non sono passati inosservati ai loro concittadini.

Pessimi rapporti con: Godfrei e Novak
Buoni rapporti con: Altendorf e Var Linden
FAMIGLIA VAR LINDEN

I Var Linden sono di origine imperiale, benché la gran parte dei membri della famiglia siano nati alla Cittadella e quelle contrade non le abbia mai viste. Tre fratelli erano soldati durante la guerra, coscritti per la campagna imperiale, ma in patria erano borghesi ed il loro mestiere era quello di tintori, tessitori e sarti. Stanchi della vita militare e della guerra che sembrava impossibile da vincere, decisero di disertare. Trovarono rifugio in una zona montuosa non lontana dalla Cittadella, presso una donna locale rimasta orfana e vedova; uno dei fratelli se la sposò e decisero che non sarebbero più stati sudditi dell’Impero, né di nessun altro. Uno dei fratelli partì in segreto per tornare a casa, e tornò con altri Var Linden e con i segreti del loro mestiere. Alla fine della guerra, per paura che uno dei regni del nord giungesse a prendersi le loro terre, I Var Linden andarono alla Cittadella, e si accordarono per stabilirsi entro i suoi confini, contribuendo al benessere del paese con una bottega artigiana ed i proventi delle campagne. Da allora sono membri stimati della comunità, e tra i più ricchi, anche se la guerra ha messo a dura prova il loro benessere e pare che stiano passando seri guai.

Pessimi rapporti con: Altendorf, Isenbrand
Buoni rapporti con: Novak, Rozewicz
FAMIGLIA LA VALETTE

I La Valette, di origini assai antiche e nobili, tanto da fregiarsi del titolo di Baroni anche nella città libera di Novigrad, sono stati tra le casate più influenti e ricche dell'intero Nord da tempo ormai immemore.
Dopo che a Novigrad la Fiamma Imperitura ha preso il controllo politico oltre che religioso della città, la famiglia del precedente Capo del Consiglio Cittadino, Arkadius La Valette, ha cercato riparo alla Citadella, pesantemente debitrice nei loro confronti. Si dice che i La Valette fossero fortemente contrari all'invasione di Zelenkirchen e alla guerra di conquista mossa da Novigrad, e si dice anche che non siano scappati per capriccio, ma dopo un paio di tentativi di assassinio ai loro danni.
Di fatto, i La Valette si sono comprati un posto tra le famiglie della Cittadella e possiedono una residenza stabile nel borgo, forti anche di un posto nel Consiglio Cittadino. Alcuni, abituati ai fasti della grande città, patiscono il provincialismo del Borgo e considerano questa soluzione provvisoria, in attesa di fare ritorno nella ricca Novigrad; altri invece sono convinti di restare, e di costruire alla Cittadella il futuro della famiglia... sia perché il borgo offre molte opportunità, sia perché non è detto che Novigrad esista ancora, alla fine della guerra.

Pessimi rapporti con: Novigrad
Buoni rapporti con: tutte le famiglie della Cittadella, volenti, o nolenti.
STORIA DELLA CITTADELLA

In un tempo lontano, che solo gli anziani del paese ricordano, il castello era la dimora della nobile famiglia Grunwald e nel borgo cinto di mura risiedevano i loro cavalieri e alcune famiglie di artigiani e braccianti loro sudditi.

Ben prima che i venti di guerra spazzassero la regione, nella cittadella covava rancore: gli eccessi e le ambizioni del barone, le tasse inique, la crudeltà nell’amministrare giustizia furono solo alcune delle cause della rivolta.
Gli Altendorf, ricca famiglia di stampatori e vera eccellenza del paese, e l’autorevole casata di cavalieri Godfrei furono i promotori di una sommossa cittadina che portò all’assassinio dell’ultimo barone Valick Grunwald e della sua discendenza, e alla fondazione di un borgo libero, amministrato da un consiglio cittadino eletto tra le famiglie. Il censo, e non più il sangue, regolava il controllo della Cittadella.
La potente e vicina città indipendente, Novigrad, fu certo un’ispirazione forte per i rivoltosi, ma c’è chi dice che non fornì solo l’esempio, ma anche denaro e armati per supportare la caduta dei Grunwald. Il primo Consiglio Cittadino, infatti, deliberò che il borgo sarebbe stato sotto la protezione di Novigrad, per favorire i commerci e proteggere la novella libertà dalle mire degli avidi baroni dei Regni del Nord.

Collegate da una strada che taglia la lugubre foresta di Grunwald, la Cittadella e Novigrad erano legate da vantaggiosi accordi commerciali e da un sistema di tributi da pagare alle casse della grande città, in cambio di protezione e della manutenzione della strada. Furono tempi d’oro quelli, ricchi di ambizioni e speranze, la Cittadella prosperava e la piccola fiera annuale, Il Mercato d’Estate, divenne di anno in anno sempre più frequentata e lucrosa.

Considerata quasi un quartiere molto periferico di Novigrad, la Cittadella fu anche il refugium peccatorum di alcune famiglie e individui che col tempo ritennero più saggio, o più sicuro, trasferirsi lontano dalla città. La potente Chiesa della Fiamma Imperitura di Novigrad, zelante e spietata nello scovare ed estirpare ogni forma di perniciosa magia, talvolta volgeva il suo sguardo anche su rispettabili artigiani, studiosi, alchimisti ed erboristi.
Nei drammatici mesi noti come il periodo della Grande Purga, le famiglie Rozewicz, Dabrowska e Novak trasferirono dimora e bottega tra le mura della Cittadella, portando ricchezze e saperi preziosi.

La regione, da sempre teatro di dispute territoriali dei litigiosi baroni del Nord, era in pace da decenni quando il potente Impero allungò il suo guanto armato su quelle terre.
Giunse la guerra, e con essa la rovina, la miseria, l’abbandono e, da ultima, la peste.

Lunghi anni di scontri sprofondarono il territorio nella disperazione. L’Impero conquistò la vicina roccaforte di Zelenkirchen, ma non riuscì ad annettere ai propri confini le regioni del Nord, né Novigrad e i suoi dintorni, com’era nei piani.
Durante l’estenuante tempo di guerra, profughi e poveracci si spostarono in cerca di una nuova casa, ma accadde anche che ufficiali e soldati dell’Impero bruciassero la propria casacca e seppellissero le proprie insegne per sposare una donna locale o per stabilirsi in fattorie e paesini ormai abbandonati o decimati.

Quando l’Impero si ritirò, lasciando dietro di sé una terra martoriata e in ginocchio, alla Cittadella si erano aggiunte due nuove famiglie, gli Isenbrand, profughi fuggiti da Zelenkirchen, e i Var Linden, ex soldati imperiali che avevano deciso di restare.

Trent’anni sono passati dall’inizio di quell’infausto conflitto, ormai la temibile peste che ne seguì non miete vittime da oltre 4 inverni ed una tiepida speranza di tornare ai fasti di un tempo si è diffusa tra le famiglie della Cittadella.
La scorsa estate i rapporti con Novigrad, sia politici che commerciali, erano ancora in essere, ma la distanza tra la grande città e il borgo si era acuita sempre più. Una distanza che era anche e soprattutto fisica, perché in tempo di guerra la strada attraverso la foresta di Grunwald era diventata pericolosa e il ponte che rendeva il viaggio breve era stato distrutto. Per lungo tempo la Cittadella fu isolata da Novigrad e solo grazie agli sforzi di tutte le famiglie il ponte fu ricostruito.
Il Consiglio Cittadino, persuaso che fosse tempo di tornare a ricostruire, investire e guardare lontano, aveva organizzato un nuovo Mercato d’Estate. La speranza era che la fiera un tempo nota nella regione come nei regni circostanti fosse il traino che spingerà la Cittadella verso un futuro più prospero.

Quello che accadde fu che i giorni della Fiera svelarono come il compianto Borgomastro, assassinato qualche mese prima, lavorasse in segreto come spia dell'Impero, e avesse volutamente inasprito i rapporti con Novigrad. Fu Novigrad, e non la Cittadella, a scoprire la vera natura del borgomastro, e a farlo assassinare in segreto.
Nel frattempo il forziere con l'oro delle tasse cittadine era stato rubato, e c'era in ballo un pesante debito da versare a Novigrad... fu la Baronessina Aryana La Lavalette ad offire il denaro per sanare il debito, un prestito in cambio del pignoramento di tutte le botteghe qualora la Cittadella non avesse restituito i soldi. Tutti erano riconoscenti ai La Valette, e quando la ricca famiglia fuggì da Novigrad in disaccordo con la politica della Fiamma Imperitura, furono accolti a braccia aperte e si imposero facilmente come nuova famiglia egemone nel borgo.

Intanto Novigrad si era lanciata nella crociata di liberare il Nord dall'empietà e unificarlo sotto il proprio stendardo, la guerra era alle porte e sarebbe giunta alla Cittadella con il suo fardello di morte e devastazione, se non fosse giunto il peggiore Inverno che si ricordasse a memoria d'uomo.

[Storia recente] La tregua indetta alla Cittadella vide il borgo schierarsi infine a favore di uno dei due eserciti: il nero vessillo imperiale garriva sopra le mura. La guerra, che forte dei nuovi alleati si prevedeva breve, proseguì invece senza sosta per lunghi mesi. L'avanzata imperiale era sì inesorabile, ma lenta, e alla fine dell'estate la città di Novigrad fu presa d'assedio. Si combatte ancora, nelle campagne e sotto i bastioni della città Rossa, ma sebbene l'esito appaia ormai davvero scontato, Novigrad potrebbe resistere ancora per mesi, capitolare o venire distrutta, mentre l'Impero e i suoi alleati continuano a pagare il prezzo di un conflitto lungo e sanguinoso che ha lasciato dietro di sé morti e miseria, anche per i futuri vincitori.

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