LA CORTE DEL PRINCIPE

“È già la terza volta che voi, vecchio Capuleti, e voi, Montecchi, per una vana parola, turbate con le vostre risse la quiete delle nostre contrade...”



PRINCIPE :
Sudditi ribelli, nemici della pace
che profanate le mie strade di sangue cittadino...
Ah! Non mi danno retta!
Dico a voi, non uomini, ma belve,
che volete spegnere il fuoco del vostro cieco furore,
facendo scorrere dalle vene vostre
dei rivi vermigli di sangue!
Pena la tortura,
gettate dalle sanguinose mani il mal temprato ferro,
ed ascoltate la sentenza
del vostro sdegnato principe...





Una sola parola: potere. Nelle contrade annegate dallo spargimento insensato di sangue cittadino, esiste chi ancora protegge con il ferro e con l’onore la vita degli abitanti di Verona Beach. Esiste ancora la Legge. La Corte del Principe è costituita dai Notabili della città, dagli uomini di tempra e di spirito che si adoperano perché le contrade prosperino, perché vi sia pace, perché la faida giunga al suo termine. Non solo uomini di giustizia, ma anche mercanti, artisti, saggi e soldati. Il Principe si circonda di consiglieri e guardie personali, emissari, ambasciatori, spie silenziose del potere. Potere, il suono delizioso di una parola che è come veleno. La Corte del principe è onere e onore. Essere il Governo, essere la Legge rappresenta un prestigio che nessun altro può vantare. Ma rappresenta anche responsabilità, affanno, senso del dovere, lotta sanguinosa per conservare l’odiato e amato privilegio. Quando le voci delle famiglie rivali si alzano, quelle della Corte devono sovrastarle, ancora più alte, ancora più autoritarie. Della Corte è il compito di costringere i rissosi a fare ammenda, sorda alle ragioni e alle scuse; né lacrime né preghiere varranno a riscattare la violazione della legge: quindi, che le risparmino pure. La Giustizia ha parlato.